Progettare la famiglia Oggi, nella società in cui siamo inseriti, con tutte le problematiche relative alle coppie e alla famiglia (convivenze, coppie di fatto, pacs, famiglie ricostituite, ) con nomi che bisogna inventare di nuovo perchè le situazioni sono tante e variegate, che cosa significa per una coppia progettare la famiglia? Come possono muoversi le coppie che desiderano stare insieme? È possibile? In che modo?
Quando una coppia si incontra porta in sé una realtà che è frutto delle molteplicità delle esperienze avute e incontrate: personali, familiari, sociali. In altre parole ha dei pensieri, dei modi di vedere, di desiderare di sognare la "sua famiglia". Con o senza figli. Con o senza casa di proprietà, con o senza amici, con o senza impegni fuori dell'ambito familiare,,,,,,,,
1. Arrivare a stabilire distanze sane e regolate.
Ciò comporta delle condizioni che ciascuno deve saper costruire grazie ad un cammino individuale che genera autostima e autonomia. Che significa riconoscere il proprio valore , i propri limiti e conoscere le proprie fragilità. Significa anche aver liberato la propria capacità affettiva e saper amare. L'altro aspetto che permette di mettere delle sane distanze è la capacità di fidarsi dell'altro cioè di vincere il sospetto di non essere adeguati e perciò amati, che l'altro lo faccia apposta a farmi soffrire, il dubbio che l'altro non mi ami abbastanza. Questi due aspetti permettono di regolare, cioè negoziare degli spazi in cui né io né l'altro risultiamo invasori. È così che diventa possibile trovare dei piccoli accordi: spazi personali e privati (le mie cose restano mie finché io non le do, non frugare nei miei cassetti, nella mia borsa....), piccoli tempi in cui essere lasciati soli (quando rientro dopo che ti ho salutato, lasciami il tempo per rientrare in casa e riposarmi un po') e ancora il riconoscimento delle competenze, qualità personali che possono essere vissute come una risorsa.
Vivere la relazione come un aspetto terzo importante di cui prendersi cura. Spesso nella coppia l'altro è scontato, la sua presenza e i suoi sentimenti così certi che non ho bisogno di fare o dire cose che mi permettono di curarmi dei suoi sentimenti. "Lo sai già che ti amo, te l'ho già detto una volta" diceva un marito alla moglie dopo diversi anni di matrimonio. "te ti ho già conquistata" aggiungeva una altro alla sua ragazza che si lamentava di essere lasciata sola quando c'erano gli amici. Prendersi cura della relazione è liberare le proprie capacità affettive, la propria fantasia, la creatività della propria intelligenza emotiva e del proprio cuore. Che può attingere alla propria storia (ai gesti materni e paterni dell'affetto, ma anche proprio alla relazione perchè sono così capace di ascoltare il cuore dell'altro che so cosa gli fa piacere, cosa lo solleva, cosa lo placa nei momenti di fatica, di cosa ha bisogno quando è stanco. Prendersi cura della relazione è riconoscere i COMPITI DI SVILUPPO della coppia che così impara, da morosi, fidanzati prima, da giovani sposi, sposi con figli, sposi che invecchiano, ciascuna età ha i suoi compiti, che cosa significa vivere con non solo nella casa, nello spazio esterno, ma anche in quello interiore. Nello spazio mentale. Che comporta pensieri nuovi, in cui l'altro è presente, in cui il noi si fa sentire in ragione delle decisioni, dei sogni, delle prospettive, dei valori comuni. È questa capacità di pensarsi, di fare propri i valori comuni, di liberare le proprie qualità affettive, di portare insieme le difficoltà, di sentire che "non sono completo/a senza l'altro, anche se so stare sulle mie gambe" che permette alla coppia di moltiplicare la propria efficacia e di riconoscere che solo con l'altro siamo riusciti a realizzare sogni progetti, a superare gli ostacoli grazie alle nostre qualità insieme, alle nostre risorse insieme, ai valori comuni che non sono negoziabili e che diventano la base cui costruire il nostro destino. Una coppia sana è una coppia che ha imparato il senso profondo dell'essere una sola carne, non solo nel rapporto sessuale , ma nel concreto della vita.
Ora, una coppia sufficientemente sana, capace di spazi di autonomia, di unità, di riconoscersi in valori comuni che fanno da riferimento per entrambi nelle scelte del vivere concreto, capace di prendersi cura della relazione, di vivere il timore come sana distanza e consapevolezza del valore della diversità, capace di darsi spazi per l'ascolto reciproco, capace di mettersi all'ascolto del "mondo"(società, chiesa), non può che essere una coppia solida, una coppia cioè che sa essere aperta alle novità della vita belle o dolorose che siano e che impara ad affrontarle insieme. Una coppia solida è sufficientemente coesa, unita, e altrettanto sufficientemente aperta alla novità della vita. Senza questa apertura il rischio è la fissità, la rigidità, e a poco a poco la mancanza di comunicazione- comunione. Diventa una coppia chiusa. Rassicurante magari per uno dei due partner o per entrambi, un luogo protettivo, ma non vitale, dove la vita non scorre. Pensate ad una coppia che scopre pochi anni dopo il matrimonio che lei o lui sono malati. Che lei o lui hanno un impedimento a procreare o un problema nella sfera sessuale, o una difficoltà economica.
Come è possibile avanzare per progettare la propria famiglia in una situazione come questa in cui il "poverino/i" diventa compatimento e fa venire voglia di arrendersi?
Dove trovare le risorse necessarie a liberare la creatività nella situazione concreta se non nel legame che si è costruito. Una coppia solida conosce i tempi della vita: sa, perché lo sperimenta giorno per giorno che la gioia, l'ottimismo, la speranza non lasciano fuori il dolore, la fatica, il sacrificio a volte, la croce. Anzi che passano attraverso questi aspetti della vita (ci sono delle difficoltà che siamo bravi a procurarci noi e delle difficoltà che ci capitano) conservando nel fondo del proprio essere la consapevolezza di una senso che a volte tocca il mistero. La solidità nasce anche dalla capacità di discernere tra le scelte che la coppia dovrà fare nel suo cammino tenendo conto del tempo che passa. "Io a 35 anni voglio avere già un figlio perché voglio godermelo anche a 16, a 20 anni e non fargli da nonno" diceva un ragazzo alla sua compagna, voglio che diventiamo una famiglia. Mentre lei cercava di allungare i tempi tanto si sentiva ancora una ragazzina. " Sufficientemente coesa e aperta alla novità: figli, vita progetti, che però sono radicati nei valori in cui ciascuno crede. Potrei dire dentro una logica importante di autenticità e adattamento. Autenticità cioè fermezza sull'essenziale e adattamento al concreto delle situazioni.
Una coppia sufficientemente adulta, con spazi di autonomia e libertà, ufficientemente coesa e aperta alla novità della vita e della realtà è una coppia che impara a poco a poco la solidarietà. All'interno della coppia prima e la definirei solidarietà di crescita, di sé, dell'altro, della relazione. Solidarietà che è apertura alla vita, ai figli e a tutto quello che comporta la genitorialità. Solidarietà nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia, tutti i giorni della vita. Ma solidarietà col resto del mondo: famiglia allargata, luogo di casa, paese in cui si abita, resto del mondo. In altre parole crescere come coppia non è perchè così siamo una bella coppia o una bella famiglia in cui si sta bene noi, crescere come coppia, costruire il proprio progetto di famiglia non può non tenere conto della realtà in cui siamo immersi perché
È una solidarietà che nasce dalla bellezza del condividere con altri "l'abbondanza che a noi è stata versata in grembo e che spesso è una "misura pigiata scossa e traboccante" perchè chi vuole bene, chi ama non può non riflettere all'esterno la sua gioia di amare e chi si sente amato e riconosce i gesti dell'amore non può che imparare a farlo a sua volta. Solidarietà è riconoscersi dentro uno stesso progetto che coinvolge noi due insieme e il resto del mondo: figli propri, adottivi, affidati, generati dalla stessa comune fraternità, vicini di condominio, di quartiere, di chiesa di città. Con cui dividere la responsabilità, gli impegni, il tempo le energie, la vita. A cui comunicare con la vita concreta faticosa generosa difficile bella che è possibile possibile credere alla vita. Non perchè lo abbiamo deciso, ma perchè non potremmo farne a meno pena venire meno della nostra umanità e identità. Non solo perchè è un progetto di famiglia buona santa cristiana, che dà una bella immagine all'esterno di noi , ma perchè risponde bene a quello che siamo, in cui crediamo. Perchè il matrimonio non è dato per gli sposi, è dato per il servizio alla chiesa e al mondo (familiaris consortio 50)
- Imparare a perdonarsi le fragilità. Difficile a volte soprattutto quando le fragilità dell'altro toccano i propri bisogni personali. Imparare a riconoscere che la nostra fragilità è la strada che possiamo percorrere per avanzare con leggerezza nella costruzione della nostra umanità.
- Liberare il sentimento di gratitudine. Amare e riconoscere l'amore dell'altro libera la gratitudine che è uno degli aspetti della maturità affettiva.
- Il gusto della verità. La capacità di fare e riconoscere la verità fa avanzare nel cammino di coppia, ci mette davanti alla nostra fragilità e ai nostri errori e riconoscere che abbiamo della strada da fare.
- L'umiltà di riconoscere il punto in cui siamo. E di avere tanta strada da fare. Ma anche di cogliere la bellezza di quella che si è fatta che spinge a continuare e motiva nell'avanzare.

