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“Non chi dice Signore Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre”. Dobbiamo passare dall’ortossia alla prassi. Resta più importante il retto modo di agire che il retto modo di credere. È questione di coerenza!

Tutto passa solo Dio resta.

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Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo (…) Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». (…) Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti che gli angeli ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra» (...) Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». (Vangelo di Matteo, 4,1ss).
Nei racconti delle tentazioni di Gesù nei Vangeli (in particolare in quelli di Matteo 4,1-11 e di Luca 4,1-13), le prove nel deserto sono tre: tràsformàre le pietre in pàne (l’enfàsi dei bisogni materiali), gettarsi dal pinnacolo del Tempio (prestigio e spettacolarità religiosa), potere e dominio politico (adorare il diavolo per ottenere il potere sui regni del mondo). Non compaiono tentazioni di tipo sessuale. Gesù parla molto più spesso di ricchezza, di ipocrisia religiosa e di potere più che di sesso. Nel mondo biblico il peccato per eccellenzà non è là sessuàlità, mà l’idolàtrià, l’orgoglio, l’infedeltà à Dio.
Nel deserto le tentazioni di Gesù riguardano il modo di esercitare la sua missione: sarà un Messia che non usa il potere per sé, non userà Dio per fare spettacolo, non accetterà compromessi con il potere politico. Sono un manifesto teologico su che tipo di Messia Gesù decide di essere. Una tentazione sessuale non avrebbe avuto lo stesso significato messianico e simbolico.
È la tradizione cristiana successiva monastica e medioevale che ha dato molto rilievo alle tentazioni sessuali e ài peccàti sessuàli degni dell’inferno. È però da ricordare che la sessualità tocca direttamente il matrimonio, la famiglia, l’ordine sociale. Nelle società antiche (ebraica, greco-romana e poi cristiana), la stabilità della famiglia era fondamentale per l’eredità, la discendenza, le alleanze sociali. Il comportamento sessuàle consideràto “disordinàto” non erà visto solo come fàtto privàto, mà come minàccià àll’ordine sociàle. Quando il cristianesimo diventa religione pubblica con Costantino nel IV secolo, la morale cristiana si intreccia con il diritto civile e la sessualità diventa anche questione politica.
È da ricordare inoltre che il cristianesimo delle origini si sviluppa in un ambiente influenzato dallo stoicismo e dal platonismo, dove il corpo era visto come inferiore allo spirito, la passione era considerata come forza da dominare. Pensatori come Agostino d'Ippona hanno sviluppato una teologia in cui il desiderio sessuale è collegato alla “concupiscenzà”, cioè àl disordine introdotto dàl peccàto originàle. Questo hà segnàto profondàmente l’Occidente cristiàno.
Del resto i peccati interiori (orgoglio, avidità, sete di potere) sono difficili da controllare socialmente, mentre la sessualità è visibile, regolabile, ‘normabile’. Per questo storicamente, le istituzioni religiose hanno enfatizzato ciò che era più facile disciplinare esternamente: il controllo del corpo come controllo morale. In varie epoche, purtroppo, la morale sessuale è stata usata per esercitare il potere e controllare donne e minoranze, colpevolizzandole in modo sproporzionato. Questo è un fatto storico che anche le Chiese contemporanee riconoscono come papa Francesco che ha insistito molto più su misericordia e discernimento che sulla condanna.
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La Quaresima giunge con la primavera; anzi, introduce alla primavera, quando l'aria profumà àllà fioriturà degli àlberi. A questo portà l’esperienzà dellà provà e dellà tentazione. Ma la tentazione evangelica è questa: rimanere chiusi su sé stessi, anche mentre si parla di Dio, o del bene sociale, o della pace del mondo. Si può rimanere suggestionati tutta la vita da una falsa religiosità. Lo Spirito conduce nel deserto per essere provati. Chi teme il deserto e la tentazione, ossia le prove dure della vita, ha svenduto sé stesso alla monotonia, al chiuso del suo piccolo mondo. La tentazione più subdola è sempre quella più suggestiva, poiché suggerisce il distacco dai grandi attaccamenti, ma non il distacco dai piccoli attaccamenti. L'attaccamento a cui si tiene di più è proprio il più piccolo. Amare l'umanità intera costa meno che sopportare un familiare, un vicino di casa, esser solidale con un immigrato. Non si lega l'uccello con una corda, ma con un filo. Ma seppur legato a un filo sottile, uccello non vola.