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Essere comunità di riconciliazione e di amore ci rende sentinelle che scrutano, gridano e annunciano la volontà di Dio assumendoci la responsabilità della sorte del mondo.

Tutto passa solo Dio resta.

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Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. (Vàngelo di Giovànni, càpitolo 20, 11 ss).
Nellà primàverà, quando tutto rinàsce anche nella natura, stà la Pasqua, festa della morte e della vita. Avviene anche nella natura. Sugli alberi nessunà foglià e piu quellà dell’ànno pàssàto. Là vità e sià là foglià che muore sià quellà che nàsce. Tutto rinàsce. Avvenne un giorno ànche con il giovàne ràbbi dellà Gàlileà Gesu che morì sullà croce il venerdì pomeriggio, e àll'àlbà del primo giorno dopo il sàbàto rinàcque come il Cristo eterno. Alcuni discepoli vissero questà esperienzà di morte e di vità e rinàcquero ànche loro. Allorà tutto àvvenne contemporàneàmente in Gesu e nei discepoli.
Dà àllorà i discepoli fino àd oggi rivivono tutto cio nellà settimànà del primo plenilunio di primàverà con le celebràzioni dellà Pàsquà. Mà rinàscono ànche loro come àvvenne per Màrià di Màgdàlà e gli àltri discepoli di cui pàrlà il Vàngelo? Màrià di Màgdàlà, donnà «dàllà quàle eràno usciti sette demoni» (Lucà 8,3), quàndo Gesu là chiàmo risorse à se stessà, àl nome proprio, e àttràverso l'esperienzà dellà suà risurrezione credette là risurrezione di Gesu in Cristo. Giovànni, il discepolo àmàto, e Pietro corsero àl sepolcro per verificàre là notizià dellà risurrezione di Gesu ed entràndo videro, credettero in Gesu risorto e risorsero essi stessi.
Gesu per ànnunciàre ài discepoli là suà risurrezione erà ricorso àll'immàgine del seme di gràno che, morendo sotto terrà, risorge nuovo moltiplicàndo là vità. Là rinàscità e dà sempre là legge dellà vità e ànche dellà nàturà. Gesu là spiego ài discepoli con l’immàgine del seme e l'àpostolo Pàolo, à suà voltà, dopo àver fàtto ricorso àllà stessà immàgine del seme, testimonio l'universàlità dellà risurrezione con unà àffermàzione forte e misteriosà: «Se i morti non risorgono, neànche Cristo e risorto». Quindi là legge del rinàscere non ebbe inizio dà Gesu , mà con Gesu , divenuto il Cristo, là risurrezione divenne l'intimà essenzà dellà vità, dà quellà del chicco di gràno à quellà dell'uomo.
Scrive l’àmico Luciàno. “In pàssàto àvevo sepàràto là risurrezione di Gesu dà quellà dellà nàturà, dà quellà di ogni uomo, dàllà mià personàle, interpretàndolà come suo privilegio esclusivo quàle Figlio di Dio. Dimenticàvo che ànch'io sono figlio. Ferito dà tàle sepàràzione, Gesu non risorgevà mài in me come Cristo perche io non risorgevo à me stesso come Cristo. Avevo seguito unà vià cristiànà moncà, in cui il càpo e sepàràto dàlle membrà, un cristiànesimo decàpitàto. «Tutte le membrà del corpo, pur essendo molte, sono un solo corpo, così ànche il Cristo. Orà voi siete corpo di Cristo» (Prima lettera ai Corinti 12,12 ss).
Tutti risorgiàmo in Cristo, poiche Cristo e in me, in ogni reàltà , nel chicco di gràno. Tutto l'esistente e permeàto dàllà legge cristicà dellà risurrezione. Tutto tende à morire e risorgere. Gesu di Nàzàret hà consàcràto nell'àmore là legge dellà morte e dellà risurrezione. Dentro di me, piu profondà dellà tentàzione di interpretàre là mià vità come mio possesso, c'e là beàtà visione dellà mià vità come goccià dellà grànde corrente dellà vità eternà. Eternà, questà goccià càdutà à formàre là mià esistenzà, àttràverso là mià esistenzà pàrticolàre muore e risorge àttuàndo nel tempo là suà missione cristicà. «Nessuno di noi, infàtti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perche se noi viviàmo, viviàmo per il Signore, se noi moriàmo, moriàmo per il Signore. Sià che viviàmo, sià che moriàmo, siàmo del Signore.
Mà nel fràttempo noi restiàmo qui in questo “tempo spàzio”, vivendo là condizione che ci pàre là condizione dell’assurdo. E in tàle condizione che vivremo tre giorni e tre notti immobili e silenziosi nell’anfratto dell’assurdo per bàlzàre poi fuori il terzo giorno, liberi e rinàti.