IN QUESTO NUMERO
La pace nella scuola di oggi.
Editoriale di Luigi Ghia
Per osare la pace nella scuola di oggi servono alcune precondizioni.
Prima di tutto occorre prendere atto delle difficoltà in cui si muove la relazione educativa a tutti i livelli. Esiste ancora il «demone» dell’educazione in un contesto di grandi fatiche per la famiglia? Occorre poi valutare la perdita progressiva dei riferimenti valoriali e, inoltre, ripensare la funzione democratica della scuola oggi spesso asservita a interessi di parte. Ma, soprattutto, considerare la scuola luogo di educazione e di cultura nei confronti di persone vive, non sacchi da riempire di nozionismi.
Radici femminili di una pedagogia della nonviolenza.
di Anna Granata
L’educazione alla nonviolenza (termine scritto gandhianamente senza trattino) non ha solo radici maschili, ma anche – forse soprattutto – femminili. L’Autrice, pedagogista presso l’Università di Milano-Bicocca, porta come esempio la figura di Vera Barclay, educatrice scout alla quale il fondatore dello scautismo, Baden Powell, aveva affidato la direzione della neonata Branca Lupetti. Questa educatrice è soprattutto da ricordare per la smilitarizzazione dell’esperienza scout e per i metodi educativi nonviolenti.
Costruire la pace a scuola
di Angela Dessimone
Costruire la pace a scuola non è un optional, ma è un compito educativo fondamentale. L’Autrice, già dirigente scolastico, ne traccia la storia e gli obiettivi e, pur non nascondendo le difficoltà, delinea le responsabilità degli insegnanti e dei dirigenti che, oltre a risolvere i conflitti, devono impegnarsi a creare occasioni di pace.
La lettura letteraria educa alle emozioni
di Lucia Rodler
Si tratta di un’esperienza insostituibile: leggere ad alta voce in gruppo, con la guida di un soggetto competente, privilegiando le biografie e comunicando comunitariamente le emozioni che la lettura suscita. Alcuni esempi concreti di questa buona pratica.
Adolescenti oggi
di Silvana Becchio
Gli adolescenti sono soggetti di cui tutti parlano molto, ma con i quali si parla poco. Eppure è proprio quanto essi desiderano: essere confermati, ascoltati, aiutati. È quanto emerge da una serie di ricerche che l’Autrice assume come base per la stesura dell’articolo.
«Accogliete chi è debole nella fede»
di Valerio Bersano
Prendendo lo spunto dall’invito di Paolo nella Lettera ai Romani (14,1), l’Autore, attraverso un’attenta esegesi del testo paolino, applica la proposta di accoglienza reciproca alla realtà della scuola, nella quale sempre più spesso si originano conflitti sia personali che sociali, per realizzare percorsi di riconciliazione e di fraternità.
Mosè l’educatore che contempla da lontano
di Guido Ghia
Mosè è una figura significativa della Bibbia. Esodo vivente egli stesso, nato da ceppo ebraico, educato nella cultura egiziana, marito di una donna non israelitica, ha realizzato l’esodo del suo popolo verso la terra promessa, educandolo e traghettandolo oltre la schiavitù, senza tuttavia entrare nella terra che Dio aveva promesso, e osservandone da lontano l’ingresso. Modello per ogni educatore degno del nome.
La tenacia e la determinazione
di Annamaria e Franco Quarta
I due termini – tenacia e determinazione – che gli Autori propongono come percorsi valoriali educativi, vengono citati in modo assai generico nel vocabolario italiano. E tuttavia essi rappresentano una proposta
educativa fondamentale per le giovani generazioni, spesso tentate di abbandonare, per mancanza di fiducia o delusi, i progetti intrapresi.
L’educazione che rende umani
di Daniela Grassi
Basta aprire un qualsiasi quotidiano o assistere a un telegiornale per accorgersi quanto l’umano oggi venga tradito, schernito, irriso. I pilastri fondamentali dell’etica vengono abbattuti, la distanza tra vero e falso non più riconosciuta, l’io virtuale delle persone è molto più forte del loro io reale. In questo frangente tragico è bene ricercare esempi virtuosi: è quanto propone l’Autrice presentando tre esempi Il banchetto dei poverisignificativi, ripresi dalla «Revisione di vita» proposta dal Segretariato CPM di Genova.
di Luigi Ghia
Risuoneranno i miei inni in mezzo a una gran folla, i poveri prepareranno un banchetto, il nostro popolo celebrerà una gran festa,il popolo nuovo che sta per nascere. In quale comunità ci troviamo inseriti? La comunità non è fatta di persone perfette, è fatta di «poveri» (indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza) che la domenica si ritrovano (sempre più raramente e sempre più scarsi), non per dovere, percorrendo forse faticosamente un tratto di strada (ma non sempre è bene palesare le proprie fatiche, per non farle pesare su quelle altrui), per gridare il loro Kyrie elèison, Signore, abbi pietà di questa povera umanità.
Eucaristia. Dire grazie
di Stefano Zerbini
Da tempo la nostra rivista sta affrontando (e continuerà a farlo) il «nodo» dell’Eucaristia domenicale, oggi sempre meno frequentata in quanto non se ne riesce a cogliere l’incidenza reale nella nostra vita quotidiana. Eppure essa deve diventare il luogo in cui l’assemblea, fatta di persone che mettono in comune la loro umanità, le loro fatiche e le loro aspirazioni, dice grazie a Dio e vive in spirito di ringraziamento, aprendo il cuore all’accoglienza degli innumerevoli doni di Dio. Tutta l’assemblea, non solo il celebrante…
Dossier: Maestri di pace.
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